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Quando abbiamo cominciato, si vedevano sul mercato molti prodotti simili, da tanti anni uguali, con i soliti tagli, i soliti materiali. Giabsarchivio è quindi il tentativo di dare risposta ad una richiesta di contemporaneità

fatta sia di stile che di tecnica realizzativa attraverso i materiali. Ed adesso questo marchio è in grado di fornire un piccolo total look con prodotti centrati, moderni, con uno stile ed una vestibilità ben studiati.

Lo stilista

Nato nel 1978 nella Prefettura di Tochigi, nella regione di Kantō in Giappone, Jumpei Nakaarai cresce coltivando l’idea di conoscere l’Italia. Dopo aver fatto la scuola di moda e  fashion design ‘Mode Gakuen’ a Tokyo arriva in Italia. È qui per frequentare il Master in Fashion Design dell’Istituto Marangoni a Milano, dove presto comincia a lavorare come membro dello staff di un famoso negozio d’abbigliamento. Nel suo percorso ha modo di conoscere da vicino molte delle professioni legate al mondo della moda.

Lo stile Giabsarchivio

A livello di stile Giabsarchivio guarda molto alla praticità, alla possibilità di proporre capi che si abbinano facilmente. Effetti di tessuto, colori in grado di trasmettere sensazioni. Uno stile smart, elegante, che non deve dar fastidio a nessuno. Pratico, con dettagli e accessori in primo piano, e colori in grado di trasmettere emozioni. All’impatto estetico è connessa l’esperienza di indossatura stretch per massimizzare il già elevatissimo comfort e il piacere nell’indossare i nostri capi.

Design e Materia Prima

La collaborazione tra Giabsarchivio e Jumpei Nakaarai si è concretizzata proprio nel punto d’incontro tra materia prima e modelli, nel design insomma. Per Jumpei, quando si fa ricerca a livello di stile, non ha senso lavorare prima sui disegni rispetto ai materiali.

“Sin dall’inizio mi sono messo personalmente a fare ricerca sulla filatura, per trovare un punto di equilibrio tra performance richieste al tessuto e costi, senza mai rinunciare alla qualità. In questo modo il merging tra fibre naturali e tessuti sintetici è sempre stato un processo volto a dare valore aggiunto. Un esempio? Mescolando lana e poliammide abbiamo ottenuto un tessuto stretchy, che non ha bisogno del ferro da stiro. Dopo il lavaggio, appendi i pantaloni ad una gruccia, e il tessuto asciugandosi prende la sua forma e diventa liscio. Dieci anni fa non c’era nessuno in Italia che produceva pantaloni così.”
Jumpei N.